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disappunti
il male che non hai s'insinua dalle caviglie
nel petto scoppia e rifrange bestemmia
una corona di spine che migra al mare
con i corvi scuri del rimorso
la rabbia materna cola dalle narici
si sfogliano intere famiglie
e racimoli compianti garbugli
tra fitte paure e sublimi macerie
inventi un dolore che fuma la fronte
saluti ad un vetro e deridi i miracoli
un morso di calunnia che finge l'amore
stretti bavagli dove il pianto si fa caramella
hai vegliato la mummia degli edipi
in quell'ora buia densa e consunta
dove vive la stipendiata fortuna
e la limosa donnaccia dei delusi
le fruste invocano il perdono
i diverbi inattesi e le tremolanti bave
scruta la steppa confusa travolgere la notte
e sputare il nero coagulo del miserere
è altrove la misericordia che il sole spalanca